LA GRANDE GUERRA DI MARIO

 

Regia: Edoardo Sylos Labini 

Interpreti: Edoardo Sylos Labini, Sebastiano Tringali, Leandro Amato e Gualtiero Scola e con la partecipazione di Debora Caprioglio e il Complesso Bandistico Città di Norcia

Produzione: RG Produzioni  

Spettacolo disponibile dal 9 al 15 novembre 2015 e da ottobre 2016

 

Mario, soldato semplice di fanteria, romano, combatte al fronte la propria battaglia di sopravvivenza; sottoposto al militarismo spietato del suo superiore, un vecchio ufficiale interventista istruito ai codici dell’onore guerresco del secolo precedente, cerca di scampare la dura vita della trincea e più in generale la morte. Con lui, due commilitoni: Ambrogio, milanese, fragile e sognatore; Gennaro, orfano napoletano, scafato e realista. Il resto della truppa è un coacervo di giovani alpini abruzzesi, inquadrati nel battaglione Monte Berico.

Poco lontano dalla prima linea, in un paesino dove i militari passano le loro brevi licenze, tiene bottega Giovanna, una donna di bell’aspetto, prosperosa, e di facili costumi, disillusa dalla guerra che le ha tolto speranze e marito, sopravvive alla povertà del fronte facendo, sotto falso nome, la prostituta. Mario, al corrente della situazione, ne condivide la gretta schiettezza e la pulsione istintuale alla vita: tra essi un rapporto di mutuo soccorso, quasi esclusivamente sessuale. Ambrogio, al contrario, è innamorato di Giovanna, le scrive poesie romantiche, pur non avendola posseduta e non conoscendone la doppia esistenza. Gennaro, guarda disincantato la storia.

Dopo mesi di attesa, costretti dagli ordini superiori a conquistare una quota imprendibile sulla quale resistono gli austriaci, Mario e i suoi due amici, con l’aiuto di Giovanna, progettano di disertare. Ma la notte prima dell’assalto, scossi nell’intimo dalle canzoni degli alpini che si preparano a subire il massacro, vengono però a sapere che una pattuglia di nemici sono penetrati nel vicino paese e hanno devastato una casa chiusa, violentando le donne, tra cui Giovanna che dalla vergogna si è suicidata. Ambrogio, preso da furore, decide allora di vendicarsi restando a combattere. Mario guardando l’amico capisce di aver amato Giovanna, molto più profondamente di quanto pensasse, e decide anch’egli di non disertare. Gennaro, che non ha nessun altro se non quegli amici, si unisce al gruppo, pregando i propri santi.

Il giorno dopo, all’alba, gli italiani abbattono le resistenze nemiche e conquistano la quota. Gennaro e Ambrogio sono vivi, guardano increduli quasi si fosse trattato di una battaglia inutile, la solita in una guerra di posizione che continua da anni. Mario, invece, giace sui cavalli di frisia, gli occhi rivoltati al cielo, come in una poesia di Ungaretti. Eroe, suo malgrado.

Il marconista d’improvviso urla all’ufficiale, “abbiamo sfondato, abbiamo sfondato sul Piave… la guerra è vinta”.

 

“Morire per una puttana” che strano destino.

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